L’analisi INAIL sul quinquennio 2020-2024 mostra una crescita delle denunce di infortunio nell’industria alimentare. Diminuiscono invece gli eventi mortali, mentre restano rilevanti i rischi legati a macchinari, tagli e lavorazioni ripetitive.

L’industria alimentare rappresenta uno dei comparti più importanti del sistema produttivo italiano, ma i dati relativi alla sicurezza sul lavoro mostrano la necessità di mantenere alta l’attenzione sulla prevenzione.

L’analisi dei dati INAIL relativi al periodo 2020-2024 evidenzia infatti un aumento complessivo degli infortuni denunciati, accompagnato però da una significativa diminuzione degli eventi con esito mortale.

Nel 2024 sono stati registrati 9.748 infortuni in occasione di lavoro e 1.904 in itinere, per complessive 11.652 denunce. Nel 2020 il totale era stato di 9.687 casi.

Sul fronte degli eventi mortali, nel 2024 risultano 10 casi in occasione di lavoro e 5 in itinere, per un totale di 15, contro i 43 registrati nel 2020.

Carne e prodotti da forno tra le lavorazioni con più infortuni

Concentrando l’analisi sugli infortuni avvenuti durante l’attività lavorativa nel 2024, emergono differenze significative tra le diverse produzioni.

Il numero più elevato riguarda la lavorazione e conservazione della carne e la produzione di prodotti a base di carne, con 2.922 casi.

Seguono la produzione di prodotti da forno e farinacei, con 2.606 infortuni, e la produzione di altri prodotti alimentari, con 1.347 casi. L’industria lattiero-casearia registra invece 1.227 denunce.

Numeri inferiori interessano altri segmenti, tra cui la lavorazione di frutta e ortaggi, delle granaglie e la produzione di amidi e prodotti amidacei.

Per quanto riguarda gli eventi mortali, nel 2024 la produzione di prodotti da forno e farinacei registra il dato più elevato tra le attività considerate, con 5 decessi.

Sette infortunati su dieci sono uomini

L’analisi del quinquennio evidenzia anche alcune caratteristiche demografiche ricorrenti.

Circa 7 infortunati su 10 sono uomini. La componente maschile sale a poco meno di 9 casi su 10 considerando gli eventi mortali.

La fascia di età maggiormente interessata è quella compresa tra 40 e 59 anni, nella quale si concentra circa la metà delle denunce. La stessa fascia rappresenta inoltre circa il 55% dei casi mortali.

I lavoratori nati in Italia costituiscono mediamente il 69% degli infortunati, mentre una parte significativa riguarda persone nate all’estero. In particolare, i lavoratori provenienti da Paesi extra UE rappresentano circa il 26% del totale.

Tra il 2020 e il 2024, per i lavoratori immigrati viene rilevato un incremento delle denunce pari al 29%. Un dato che richiama l’attenzione sull’importanza di garantire una formazione realmente comprensibile, superando anche eventuali barriere linguistiche.

Quali professioni risultano maggiormente esposte

Tra le figure professionali coinvolte più frequentemente negli infortuni figurano gli addetti alle macchine confezionatrici, ai quali è attribuito l’11,6% dei casi.

Seguono i braccianti agricoli, con il 5,8%, e i macellatori, con il 5,3%. Tra le altre professioni interessate figurano confezionatori di carne e pesce, disossatori e panettieri.

Sul fronte degli eventi mortali, la professione del panettiere rappresenta il 9,6% dei casi considerati.

Nord-Est e mani: dove si concentrano maggiormente gli infortuni

Anche la distribuzione territoriale mostra differenze significative. Il Nord-Est concentra poco meno della metà degli infortuni in occasione di lavoro e degli eventi mortali registrati nel comparto.

Segue il Nord-Ovest, con circa un caso su quattro, mentre quote inferiori riguardano Centro e Mezzogiorno.

A livello regionale, l’Emilia-Romagna registra il 27% delle denunce, seguita dalla Lombardia con il 17% e dal Veneto con il 14%. La distribuzione rispecchia anche la forte presenza delle attività produttive alimentari in queste aree.

Particolarmente interessante è l’analisi delle lesioni. La mano rappresenta circa il 37% delle sedi interessate, seguita dalla colonna vertebrale e dalla caviglia.

Circa un terzo degli infortuni determina contusioni, mentre il 27% riguarda ferite. Le caratteristiche delle lavorazioni, la ripetitività delle operazioni, l’impiego di macchinari e l’utilizzo di strumenti taglienti contribuiscono all’esposizione a specifici rischi.

Macchinari e sicurezza: cosa prevede la normativa

Il riferimento principale per la tutela dei lavoratori resta il D.Lgs. 81/2008, che disciplina gli obblighi in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Nel comparto alimentare assume particolare importanza la sicurezza di macchine e attrezzature, considerato il frequente utilizzo di impastatrici, affettatrici, confezionatrici e altri sistemi meccanici.

In questo ambito rientrano anche la Direttiva Macchine 2006/42/CE e il Regolamento (UE) 2023/1230, tenendo conto delle rispettive disposizioni e tempistiche di applicazione.

Per le imprese diventa quindi essenziale verificare periodicamente ripari, protezioni, sistemi di sicurezza e procedure di manutenzione, impedendo il contatto accidentale con organi pericolosi o in movimento.

Come rafforzare la prevenzione nell’industria alimentare

I dati suggeriscono innanzitutto di dedicare particolare attenzione alla protezione delle mani, attraverso misure tecniche, procedure adeguate e DPI appropriati rispetto alle lavorazioni effettivamente svolte.

Un altro fronte riguarda i rischi ergonomici e i movimenti ripetitivi. Una migliore progettazione delle postazioni, insieme a interventi organizzativi e alla rotazione delle mansioni quando appropriata, può contribuire alla riduzione del sovraccarico fisico.

Fondamentale è inoltre analizzare non soltanto gli incidenti già avvenuti, ma anche i near miss, individuandone cause e dinamiche per intervenire prima che si verifichino conseguenze più gravi.

Particolare attenzione deve essere riservata alla formazione dei lavoratori stranieri. Le istruzioni devono essere effettivamente comprese: quando necessario, materiali multilingue, dimostrazioni pratiche e modalità formative adeguate possono contribuire a superare le difficoltà linguistiche.

I numeri del quinquennio 2020-2024 dimostrano quindi che la prevenzione nel settore alimentare deve partire dai rischi realmente presenti nelle singole lavorazioni. Valutazione dei rischi, manutenzione delle attrezzature, formazione e addestramento pratico devono procedere insieme. L’obiettivo non è soltanto rispettare gli obblighi normativi, ma fornire ai lavoratori competenze concrete per utilizzare macchine e attrezzature in sicurezza e riconoscere tempestivamente le situazioni di pericolo.

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